Se c’è una cosa che nel calcio facciamo senza nemmeno pensarci è la rimessa laterale. Il pallone esce, un giocatore lo raccoglie, mette i piedi sulla linea, porta la palla dietro la testa e la lancia con entrambe le mani. È una delle azioni più semplici e riconoscibili del calcio.
Ma perché proprio così?
La risposta è molto più curiosa di quanto sembri. Perché, quando il calcio era ancora agli inizi, la rimessa laterale non si batteva affatto come oggi. E per un certo periodo un giocatore poteva lanciare il pallone anche con una sola mano.
Il problema è che alcuni avevano imparato a farlo fin troppo bene.
Quando la rimessa era quasi un’arma
Nella seconda metà dell’Ottocento le regole del calcio non erano ancora uniformi. Le diverse associazioni utilizzavano regolamenti differenti e anche il modo di rimettere il pallone in campo poteva cambiare.
In alcune versioni del gioco il pallone poteva essere lanciato con una mano e in qualsiasi direzione. Non era quindi la rimessa che conosciamo oggi, ma un’azione molto più libera. E questo significava una cosa sorprendente: un giocatore particolarmente bravo poteva lanciare il pallone a distanze enormi.
Tra i più famosi c’era William “Big” Gunn, calciatore del Notts County e contemporaneamente importante giocatore di cricket. Gunn era conosciuto proprio per la capacità di effettuare lunghissimi lanci con una mano. Le cronache dell’epoca raccontano di palloni che potevano arrivare praticamente dalla zona centrale del campo fino in prossimità della porta.
In pratica, una semplice rimessa poteva trasformarsi in una specie di lancio lungo diretto verso l’area.
Il calcio si accorse che qualcosa non funzionava
Il problema non era soltanto la potenza di alcuni giocatori. In quegli anni Inghilterra e Scozia giocavano ancora con regole non perfettamente uniformi e proprio la rimessa era diventata uno dei punti di maggiore differenza.
La questione arrivò a un confronto tra le associazioni britanniche. Nel 1882 venne deciso di uniformare la regola: il pallone doveva essere lanciato con entrambe le mani e da sopra la testa.
Non era ancora esattamente la rimessa che conosciamo oggi in ogni dettaglio, ma era nata la struttura fondamentale che sarebbe rimasta nel calcio. La decisione fu legata anche alla necessità di trovare un compromesso tra le diverse interpretazioni del gioco e di limitare il vantaggio che i lanci con una mano potevano creare.
E così quella che oggi sembra una delle regole più naturali del calcio nacque anche dalla necessità di impedire che una rimessa diventasse troppo potente.
E oggi?
Oggi la regola è molto più precisa. Secondo la Legge 15 dell’IFAB, il giocatore deve essere rivolto verso il campo, avere parte di entrambi i piedi sulla linea o sul terreno esterno e lanciare il pallone con entrambe le mani, da dietro e sopra la testa.
Pensandoci, è curioso: ogni volta che vediamo un terzino raccogliere il pallone e portarlo dietro la testa, stiamo ripetendo un gesto nato più di 140 anni fa per mettere ordine in un calcio che aveva ancora regole molto diverse da quelle di oggi.
E forse la cosa più sorprendente è proprio questa: la rimessa laterale ci sembra lenta, innocua e quasi banale. Ma in origine poteva essere una vera arma offensiva.
Un gesto che oggi dura pochi secondi, in un calcio completamente diverso, poteva invece spedire il pallone per decine di metri con una sola mano.
Sport Backstage — Oltre il risultato.
