La McLaren bianca e rossa di Alain Prost continuava a passare davanti ai box, ma ogni giro sembrava andare un po’ più piano.
Dietro, attraverso una nuvola d’acqua sollevata dalle gomme, compariva un casco giallo.
Ayrton Senna stava arrivando.
Era il 3 giugno 1984, il circuito era quello di Monaco e sulla pista cadeva abbastanza pioggia da trasformare uno dei tracciati più difficili del mondo in una sequenza di muri, pozzanghere e visibilità quasi inesistente.
Prost guidava una McLaren. Senna una Toleman.
Uno era già un vincitore affermato in Formula 1. L’altro aveva 24 anni, stava disputando la sua prima stagione e partiva dalla tredicesima posizione.
Eppure, giro dopo giro, la distanza tra loro diminuiva.
Quando la gara venne fermata, Senna non aveva vinto.
Ma quel pomeriggio, per la prima volta, il mondo della Formula 1 capì chiaramente che era arrivato qualcuno destinato a cambiare le cose.
Un rookie dentro una macchina che non doveva stare davanti
Ayrton Senna era arrivato in Formula 1 pochi mesi prima con una reputazione già importante nelle categorie inferiori. Nel 1983 aveva conquistato il campionato britannico di Formula 3, attirando inevitabilmente l’attenzione delle squadre della massima categoria.
Per il debutto, però, non trovò una McLaren, una Ferrari o una Williams.
Trovò la Toleman.
La squadra britannica era entrata in Formula 1 nel 1981 e aveva passato le prime stagioni lontana dalle posizioni che contavano. Il motore turbo Hart aveva potenziale, ma il progetto non disponeva delle risorse dei grandi costruttori. Nel 1984 Senna era quindi un debuttante pieno di talento all’interno di una squadra che stava ancora cercando di costruirsi un posto stabile nel paddock.
Qualche segnale, però, era già arrivato.
In Sudafrica e in Belgio Senna aveva ottenuto due sesti posti, i primi punti della sua carriera. Poi arrivò Monaco, sesta gara del campionato.
In qualifica la differenza tra la Toleman e le vetture migliori era evidente. Alain Prost conquistò la pole position con la McLaren, davanti alla Lotus di Nigel Mansell. Senna riuscì soltanto a ottenere il tredicesimo posto, con un tempo di oltre due secondi più lento rispetto a quello del francese.
In condizioni normali sarebbe stato difficile immaginare una lotta tra quei due.
Poi domenica mattina Monaco si svegliò sotto la pioggia.
Ed improvvisamente la potenza del motore, l’efficienza aerodinamica e parte del vantaggio tecnico delle vetture migliori iniziarono a contare un po’ meno.
Cominciò a contare soprattutto chi riusciva a capire dove fosse il limite senza oltrepassarlo.
Quel tipo di situazione sarebbe diventato, negli anni successivi, uno dei territori preferiti di Ayrton Senna.
Ma nel 1984 ancora nessuno poteva saperlo.
Quando Monaco scomparve sotto la pioggia
La partenza fu già un avvertimento.
Alla Sainte Dévote, la prima curva, Derek Warwick e Patrick Tambay finirono coinvolti in un incidente che eliminò entrambe le Renault. Tambay riportò anche una frattura alla gamba.
Davanti, Prost mantenne il comando con Mansell alle spalle.
Senna, invece, iniziò la sua risalita.
La Toleman numero 19 avanzava in condizioni nelle quali semplicemente rimanere lontani dai muri era già complicato. La visibilità era minima, l’acqua attraversava il circuito e ogni frenata poteva diventare un errore definitivo.
Eppure il brasiliano continuava a recuperare posizioni.
Davanti la gara cambiò quando Nigel Mansell riuscì a superare Prost e a prendere il comando. Per alcuni giri il britannico sembrò poter costruire una delle prime grandi vittorie della sua carriera.
Al sedicesimo giro, però, perse la Lotus salendo verso il Casino. Le gomme pattinarono sulle strisce bagnate della strada e la macchina colpì le barriere.
La leadership tornò a Prost.
Dietro di lui, intanto, Senna continuava ad avanzare.
Superò avversari molto più esperti e vetture teoricamente superiori. Passò anche Keke Rosberg e Niki Lauda, due campioni del mondo.
Non fu una gara perfetta.
Al decimo giro, mentre seguiva la Williams di Rosberg verso la chicane del porto, Senna colpì violentemente un cordolo. La Toleman si sollevò da terra e nell’impatto venne danneggiato un componente della sospensione anteriore.
La macchina continuò a funzionare.
E Senna continuò ad andare più veloce.
Al ventiquattresimo giro stabilì il giro più veloce della gara: 1’54”334, oltre un secondo più rapido del miglior tempo che Prost avrebbe fatto registrare durante il Gran Premio.
La distanza dalla McLaren iniziò a crollare.
Quello che poco prima sembrava un vantaggio rassicurante diventò una manciata di secondi.
Prost, che stava anche gestendo problemi ai freni, iniziò a segnalare ai commissari che le condizioni stavano diventando troppo pericolose.
Senna vedeva ormai la McLaren davanti a sé.
E continuava ad avvicinarsi.
Una bandiera rossa prima della leggenda
Il direttore di gara era Jacky Ickx, ex pilota di Formula 1 e uno dei più grandi specialisti della pioggia della sua generazione.
Al trentunesimo giro prese la decisione.
Bandiera rossa.
La gara era finita.
Prost aveva vinto il Gran Premio di Monaco. Senna era secondo.
La classifica ufficiale lo pose a 7,446 secondi dalla McLaren, dopo appena 31 giri dei 76 originariamente previsti. Essendo stata percorsa meno della distanza necessaria per assegnare il punteggio completo, vennero attribuiti soltanto metà punti: 4,5 a Prost e 3 a Senna.
La decisione divenne immediatamente uno degli episodi più discussi della storia di Monaco.
La sensazione era evidente: se la corsa fosse proseguita ancora per qualche giro, Senna avrebbe avuto una possibilità concreta di raggiungere Prost.
Ma affermare che avrebbe sicuramente vinto sarebbe troppo semplice.
La Toleman aveva una sospensione danneggiata e le condizioni erano estremamente difficili. Lo stesso resoconto dell’epoca sottolineò come Senna fosse stato tanto brillante quanto fortunato a riuscire a portare la vettura fino al termine.
E Senna non era nemmeno l’unico protagonista di quella rimonta.
Dietro di lui stava arrivando a grande velocità anche Stefan Bellof, partito ventesimo e ultimo con la Tyrrell aspirata. Sul traguardo venne inizialmente classificato terzo, anche se in seguito l’intera Tyrrell sarebbe stata esclusa dal campionato 1984 per irregolarità tecniche.
Per Senna, comunque, quel secondo posto valeva molto più dei tre punti conquistati.
Era il suo primo podio in Formula 1.
E soprattutto era la prima volta che il talento di cui si parlava nelle categorie inferiori diventava impossibile da ignorare davanti a tutto il mondo.
A fine stagione avrebbe conquistato altri due podi, in Gran Bretagna e in Portogallo, terminando il campionato con 13 punti. L’anno successivo sarebbe passato alla Lotus e avrebbe ottenuto la prima vittoria della carriera.
Da lì sarebbe iniziata un’altra storia.
Ma Monaco 1984 conserva ancora oggi qualcosa di particolare.
Perché non fu una vittoria. Non ci fu nessun trofeo sollevato sul gradino più alto e nessuna statistica da aggiungere alla lista dei successi di Ayrton Senna.
Fu semplicemente una gara sotto la pioggia in cui un ragazzo al suo primo anno in Formula 1, partito tredicesimo con una macchina che nessuno considerava candidata alla vittoria, iniziò a recuperare su uno dei migliori piloti del mondo.
Giro dopo giro.
Secondo dopo secondo.
Fino a quando una bandiera rossa fermò tutto.
Quel pomeriggio Alain Prost vinse il Gran Premio di Monaco.
Ma la Formula 1 scoprì Ayrton Senna.
Sport Backstage — Oltre il risultato.
